Nick Cave

Nick Cave immagine pubblicaVolevo scrivere un post su questo personaggio da molto tempo… poi ho affidato il compito a mio fratello Luca. Non sarei stato in grado di fare un lavoro migliore del suo.

Quando il fratellone, conoscendo bene le mie simpatie per la rockstar australiana e la sua banda di scagnozzi, mi ha chiesto di scrivere per il suo blog questo post, io ho accettato felicemente, ma presto mi sono accorto di quanto fosse difficile scrivere di Nick Cave! Precisamente, cosa avrei scritto? Di quale Nick Cave avrei parlato?

Domande non semplici, perché nelle cantine di Melbourne il giovane Nicholas Edward Cave (classe 1957) inizia presto a far baccano, appena diciottenne, facendosi conoscere più che per la qualità del suo punk, per i furti, il consumo di droga e i primi guai con la giustizia. La maggior parte di voi conoscerà sicuramente il Cave emaciato e funereo, icona moderna del poeta maledetto, ma c’è anche quello che dalla metà degli anni Novanta in poi scrive bellissime canzoni d’amore, malinconicamente dolci; che tiene lezioni di scrittura poetica presso le università; che ha ormai superato gli eccessi della giovinezza e la terribile tossicodipendenza.

E chi non ricorda poi il Nick Cave immortalato da Wim Wenders nel suo capolavoro “Il Cielo Sopra Berlino” del 1988? Quell’australiano trapiantato nella capitale delle due repubbliche diviene l’artista-culto di una generazione berlinese senza passato, senza presente, senza futuro. Dirà Wenders di lui: “Non avrei potuto descrivere cosa fosse Berlino in quegli anni senza filmare un concerto di Nick Cave”. E adesso, proprio negli ultimi mesi, l’ex ribelle australiano torna nei negozi con il suo nuovo progetto, Grinderman (rock-blues un po’ attempato ma d’effetto sicuro), sfoggiando nuovi mustacchi neri ed una stempiatura evidente. Per farla breve, ho deciso di proporvi una semplice biografia musicale dell’artista, non troppo dettagliata, che vi permetterà di conoscere a grandi linee la vita e la musica di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds.

Musicalmente, Nick Cave nasce nella Melbourne di fine anni Settanta, diventando con il suo primo gruppo, The Boys Next Door, uno dei punti di riferimento della scena punk locale. Con lui suona già Mick Harvey, l’amico/musicista che lo accompagnerà sempre durante la lunga carriera. Il gruppo, attivo dal 1977 al 1983, propone un sound difficile da etichettare, che spazia dal punk alla new wave, sotto l’influenza di David Bowie, Iggy Pop, Alice Cooper, Pere Ubu, Ramones. Nel 1980 i Boys Next Door cambiano nome in The Birthday Party, lasciano Melbourne e si trasferiscono prima a Londra e poi a Berlino, dove vivono di piccoli furti e spaccio. Le esibizioni deliranti li rendono più famosi dei loro dischi, che intanto sono arrivati alle orecchie di Ivo Watts-Russell della 4AD, il quale provvede a pubblicarli in Inghilterra.

Nonostante il discreto successo ottenuto, nel 1984 il gruppo si divide per problemi economici dovuti all’eccessivo consumo di droga: Cave tuttavia decide di continuare la sua carriera a Berlino, e, assieme a Mick Harvey, al chitarrista Blixa Bargeld (Einstürzende Neubauten), al batterista Barry Adamson (Magazine) ed al chitarrista Hugo Race – allegramente chiamati Bad Seeds – pubblica il primo lavoro da solista: “From Her To Eternity” (1984). L’album riprende dove i Birthday Party avevano lasciato e propone un blues malato, tanto trascinante quanto privo di senso, stravolgendo la lezione di Leonard Cohen e di Elvis Presley. Segue così “The Firstborn Is Dead” (1985), che si ricorda soprattutto per stupenda Tupelo, riconoscimento personale di Cave al dio Elvis: una cantilena spettrale divenuta subito uno dei classici dell’autore.

Nel 1986 Nick Cave, sempre accompagnato dai suoi Bad Seeds, pubblica invece il doppio lp “Kicking Against The Pricks”, un tributo ad artisti fondamentali per il suo immaginario musicale, come Jimi Hendrix e John Lee Hooker, ma anche Velvet Underground, di cui Cave ripropone magnificamente All Tomorrow’s Parties. Il 1986 è comunque un anno difficile per la band, a causa dei problemi di droga che iniziano a pesare all’interno: Berry Adamson lascia i Bad Seeds, mentre entrano Tony Wolf e Kid “Congo” Powers, ex chitarrista dei Gun Club.

Nonostante le difficoltà, Nick Cave realizza uno dei miei lavori preferiti, “Your Funeral, My Trial” (1986): il disco è un alternarsi di brani spettrali e decadenti, spesso maledettamente infervorati, come l’omonima Your Funeral, My Trial, Stranger Than Kindness o la geniale The Carny.
L’album successivo, “Tender Pray” (1988), è l’ultimo atto berlinese dei Bad Seeds. La voce di Cave, disperata, ripete ossessivamente il ritornello di The Mercy Seat, canzone-manifesto della condizione personale dell’autore: la dipendenza dalla droga è ormai totale, i concerti finiscono in rissa, e Cave non è più in grado di reggersi in piedi da solo. Tutto il disco è un desiderio musicale di redenzione, di salvezza, di espiazione.

Nel frattempo intorno al gruppo girano i tossicodipendenti di mezza Berlino, perché i concerti sono occasione di spaccio, e lo stesso Cave viene arrestato nel 1988 a Londra con quasi un chilo di eroina nelle tasche. Costretto in via giudiziale alla disintossicazione come unica alternativa al carcere, Cave vola a San Paolo, presso una clinica privata. Prima di lasciare Berlino però, nel 1987, pubblica il suo primo romanzo, “E L’Asina Vide Il Cielo”, in cui Nick dimostra di essere un bravo romanziere che conosce bene l’America dei folli predicatori e dell’integralismo biblico che sfocia nella intolleranza.

Iniziano così gli anni Novanta, ed inizia la rinascita personale e musicale dell’artista, che in Brasile conosce la compagna, madre del primo figlio Luke, la modella brasiliana Viviane Carneiro. Appena uscito dalla clinica di disintossicazione, Nick Cave appare barcollante nel video di The Ship Song, emozionante singolo dell’album “The Good Son” (1991), ma l’amore e la paternità hanno ormai cambiato l’uomo: lontano dagli eccessi berlinesi, Cave rimane colpito dalla miseria delle favelas, i cui drammi segnano profondamente i testi che scrive durante gli anni in Brasile.

Tuttavia l’equilibrio è ancora precario, gli anni a Berlino sono piuttosto recenti, e il disco ne risente, alternando momenti di ritrovata serenità ad improvvise ricadute, come nella atmosferica The Weeping Song. Seguono gli album “Henry’s Dream” (1992) e “Let Love In” (1994), famoso soprattutto per la bellissima Loverman, una diabolica dichiarazione d’amore, riproposta poi come cover dai Metallica e da Martin L. Gore. Entrambi gli album rivelano comunque un artista più vicino alla dannazione di quanto egli stesso e i giornalisti avevano fatto credere: la miseria quotidiana e il degrado suburbano sembrano affascinare non poco Cave, che con voce sempre più inquietante dà anima a testi che hanno per protagonisti stupratori, assassini e pederasti.

Nel 1994 termina la relazione con la Carneiro e Nick fa ritorno a Londra, dove risiede tuttora: ormai libero dalla dipendenza da eroina, confessa però di esserne ancora attratto nel profondo, e di lottare quotidianamente contro il proprio lato negativo così duro a morire. In questi anni Nick Cave si avvicina alla letteratura gotica anglo-americana, che ispira l’album “Murder Ballads” del 1996: dieci brani che portano in musica storielle tradizionali di carnefici e vittime, assassini e omicidi (alla fine del disco se ne contano quasi cento, un numero che porterà lo stesso Cave a scusarsi pubblicamente per la violenza dei testi). Oltre ai Bad Seeds, partecipano al disco Kylie Minogue, Anita Lane, Shane MacGowan e P.J. Harvey, con cui Cave ha anche una fugace relazione. Il celebre duetto con la Minogue, Where The Wild Roses Grow, gli vale la candidatura per gli Mtv Music Awards, che l’artista comunque rifiuta adducendo in una nota la seguente motivazione: “non voglio che la mia arte sia in competizione con nessun’ altra”.

Nel 1997 esce l’album che segna la svolta decisiva nella discografia dell’artista australiano e della sua band, “The Boatman’s Call”: un lavoro maturo, equilibrato, nato – a detta di Cave – da quella maturità che un uomo acquisisce (o dovrebbe acquisire) passati i quarant’anni. I brani sono malinconicamente dolci e si sviluppano tutti intorno alla voce limpida di Nick, accompagnata da semplici arrangiamenti di piano, come in Into My Arms o (Are You) The One That I’ve Been Waiting For?. Nello stesso anno Cave conosce Susie Bick, la sua attuale moglie, dalla quale ha due gemelli.

Nel 2001, sempre con i Bad Seeds, registra il tanto acclamato “No More Shall We Part”, album che porta a definitiva maturazione il processo creativo iniziato nel 1997: le composizioni sono arricchite dai violini di Warren Ellis, che rendono l’album particolarmente malinconico ed emozionante, come si può sentire nel primo singolo As I Sat Sadly By Her Side. Con “No More Shall We Part” Nick Cave si sbarazza definitivamente dell’abito nero da poeta maledetto che egli stesso si era cucito addosso, e con l’album successivo, “Nocturama” (2003) continua sulla stessa via, senza entusiasmare molto, pur facendosi notare per la delirante Babe I’m On Fire: diciassette minuti di pura frenesia rock-blues che sembrano fare il verso alle registrazioni degli esordi.

Nel 2004 il gruppo sembra essere davvero al culmine della creatività, pubblicando, ad un solo anno di distanza dal precedente, “Abbattoir Blues / The Lyre Of Orpheus”, doppio album che si dimostra essere un lavoro di qualità, piacevole da ascoltare, spontaneo e allo stesso tempo maturo, influenzato dal blues, dal rock classico, dai cori gospel ed a tratti anche dal pop più melodioso, come nel singolo Nature Boy.

Nel febbraio 2007 Nick Cave annuncia alla stampa la formazione del suo nuovo progetto, i Grinderman: assieme a lui, tra gli altri, l’amico Warren Ellis. Il gruppo diffonde in anteprima il singolo No Pussy Blues su Myspace, riscuotendo un buon successo mediatico. Tuttavia i Grinderman non entusiasmano a sufficienza, ma è un vizio di forma: è sbagliato aspettarsi di più da quattro attempati ragazzotti che cercano di riproporre il sound e la grinta dei loro esordi. Un nuovo album firmato Nick Cave And The Bad Seeds è atteso invece per il 2008.

Completano la produzione artistica di Cave le raccolte “The Best Of” (1998) e “B-sides And Rareties” (2005), più una serie di video musicali e documentari ufficiali, tra cui ricordo la raccolta di videclip del 1998 ed il recente dvd (2007) tratto dall’ “Abbattoir Blues Tour”.

– Luca Aceto

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Depeche Mode

depeche modeBasildon, Inghilterra, 1980, tre compagni di scuola – Vince Clarke, Andy Fletcher e Martin Gore – stanno cercando un cantante per il loro gruppo, i Composition Of Sound, che adotta una strumentazione completamente elettronica fatta di tastiere e sintetizzatori. Il cantante in questione si rivela essere Dave Gahan, il quale propone anche un nuovo nome per la band, ovvero Depeche Mode: si riferisce a una rivista di moda francese, tale Mode Depeche, cioè ‘moda spicciola’, ‘moda veloce’.

I Depeche Mode debuttano quindi discograficamente col brano Photographic, incluso in una compilation d’artisti vari per l’etichetta Some Bizarre, ma la svolta avviene dall’incontro con Daniel Miller, proprietario dell’etichetta Mute, casa per la quale i nostri hanno incideranno fino al 2009 (nonostante il marchio sia stato precedentemente acquistato dalla EMI). Nel febbraio ’81, quindi, esce il singolo Dreaming Of Me, seguìto qualche mese più tardi dall’album “Speak & Spell”. Da questo primo album dei Depeche Mode vengono estratti i singoli New Life e la famosa & scanzonata Just Can’t Get Enough che permettono a “Speak & Spell” di piazzarsi nella Top Ten inglese.

Tuttavia, poco prima delle registrazioni per il secondo album, Vince Clarke abbandona la band: Vince è a quel punto il tastierista più abile nonché l’autore delle canzoni (Martin Gore scrive solo un paio di brani su “Speak & Spell”) e i Depeche Mode sono dati già per spacciati. Vince se ne va per fondare gli Yazoo con la bravissima Alison Moyet (più tardi The Assembly con Feargal Sharkey e poi, definitivamente, gli Erasure con Andy Bell) mentre i Depeche Mode decidono di andare momentaneamente avanti come trio, con Martin ad assumersi l’intera responsabilità compositiva. E’ come trio che la band realizza così “A Broken Frame”, pubblicato nel 1982: il singolo See You fa addirittura meglio di Just Can’t Get Enough in classifica, restituendo fiducia alla band. Ma è con l’ingresso nella formazione di Alan Wilder – abilissimo tastierista, pianista e percussionista, nonché fine arrangiatore – che i Depeche Mode iniziano a puntare in alto: pubblicano il singolo Get The Balance Right (gennaio ’83) e approntano del nuovo materiale, togliendosi di dosso una volta per tutte le sonorità più smaccatamente pop e adottando uno stile più dark e sperimentale. Nel corso dell’anno esce quindi “Construction Time Again”, preceduto da uno dei singoli più famosi dei nostri, Everything Counts. In questo terzo album, mixato a Berlino, è prevalente l’uso dei campionatori: il brano Pipeline, cantato da Martin, è realizzato totalmente con queste macchine; uno stile che sarà ancora più evidente nel successivo “Some Great Reward”, album che vede la luce nel 1984.

“Some Great Reward” si spinge oltre i confini raggiunti con “Construction Time Again”: inciso a Berlino, il suono complessivo dell’album è più duro, più metallico e dalle tematiche più cupe. Brani come i singoli People Are People, Master And Servant e Blasphemous Rumours sono la perfetta combinazione tra elettronica, industrial e pop di classe; ma non mancano i momenti romantici, come la toccante Somebody, cantata da Martin. “Some Great Reward” estende la notorietà del gruppo ma segna anche un punto di non ritorno per i Depeche Mode: nel 1985 pubblicano infatti una raccolta, “The Singles 81>85”, che capitalizza il successo acquisito presentando anche due nuovi brani, la ritmata It’s Called A Heart e soprattutto la bellissima Shake The Disease. Il tempo della maturità è finalmente giunto.

Nel marzo ’86 esce un singolo strepitoso, Stripped: i Depeche Mode non avevano mai pubblicato niente di simile, un mix fra musica ambient, ritmi orientali, campionamenti e atmosfere dark ed intimiste, con quell’incrocio finale tra le voci di Gahan e Gore che mette i brividi. Stripped fa da apripista al nuovo album, il grandioso “Black Celebration”, che porta i Depeche Mode al 3° posto della classifica inglese. Oltre ad essere una pietra miliare nella carriera dei Depeche Mode, “Black Celebration” chiude anche un’altra importante fase: è l’ultimo album a figurare un contributo autoriale di Alan Wilder (da qui in avanti tutto il resto sarà scritto da Martin), l’ultimo ad avvalersi della preziosa collaborazione tecnico-sperimentale di Gareth Jones, l’ultimo a figurare nella produzione anche Daniel Miller. Ma è anche il primo album che apre la lunga e prolifica collaborazione dei Depeche Mode col noto fotografo/videomaker Anton Corbijn: insieme girano l’ultimo estratto di “Black Celebration”, A Question Of Time, con Corbijn che col tempo diverrà il direttore d’immagine della band.

Nel 1987 i Depeche Mode sono al lavoro col produttore Dave Bascombe: ne esce il miglior album degli anni Ottanta per la band, ovvero “Music For The Masses“, supportato da due singoli incredibilmente potenti e melodici come Strangelove e Never Let Me Down Again (quest’ultima è una delle canzoni che più amo in assoluto). Segue un fortunatissimo tour internazionale che culmina nel luglio 1988 al Pasadena Rosebowl Stadium (California), di fronte a 72mila fan estasiati. Il tutto viene immortalato dal film e dal doppio elleppì “101”, entrambi usciti nel 1989. Ma i Depeche Mode non dormono sugli allori: già ad agosto esce infatti Personal Jesus, uno dei loro singoli più famosi e fortunati, mentre il gruppo si getta a capofitto nell’incisione del prossimo album, realizzato con la produzione di Flood.

Anticipato dalla superlativa Enjoy The Silence (forse la canzone più famosa e rappresentativa dei nostri), edita come singolo nel febbraio ’90, “Violator” conduce i Depeche Mode al 2° posto della classifica britannica. E’ l’album della band che amo di più, per me è il loro biglietto da visita, quello che contiene, oltre a Personal Jesus ed Enjoy The Silence, alcune delle migliori canzoni dei Depeche in assoluto, come The Sweetest Perfection, Policy Of Truth, Clean, Halo e la ballata d’atmosfera Blue Dress… dimenticavo Waiting For The Night, duetto suggestivo tra Martin e Dave. Insomma, un disco stupendo! Il World Violation Tour ha successo in tutto il mondo e i Depeche Mode sono invitati dal regista Wim Wenders a fornire una canzone per il suo film “Fino alla Fine del Mondo”: anche Death’s Door, cantata da Martin, è una canzone stupenda, testimoniando ancora una volta un periodo di grande forma compositiva ed espressiva della band.

Periodo che prosegue nel corso del 1992, mentre i Depeche Mode sono impegnati tra Spagna e Germania per il nuovo album, ancora con Flood alla console. Ma in realtà ci sono alcune crepe: Dave dichiara che non è più interessato a fare brani danzerecci coi Depeche Mode, vedendo nella nascente scena ‘alternative’ americana il futuro della musica. Ed è proprio di genere ‘alternative’ il nuovo miracolo dei Depeche Mode: pubblicato nella primavera del ’93, “Songs Of Faith And Devotion” giunge al 1° posto sia in patria che negli USA. Promosso da cinque singoli straordinari (I Feel You, One Caress, Walking In My Shoes, Condemnation e In You Room), il nuovo album – che contempla l’uso di chitarre, batterie, orchestre e coriste – viene supportato con un tour lungo un anno e mezzo che porta praticamente i Depeche Mode in ogni angolo del pianeta. Ma la stanchezza e gli eccessi si fanno sentire: dopo il Devotional Tour, Dave Gahan, ormai tossicodipendente, tenta il suicidio mentre Alan Wilder decide di lasciare il gruppo nel giugno ’95. Ancora una volta i Depeche Mode sono dati per spacciati ma ancora una volta la storia smentirà tutte le peggiori ipotesi.

Anche col formidabile Wilder fuori dai ranghi, i Depeche Mode tornano in azione nel febbraio ’97, col potente singolo Barrel Of A Gun. Poi è la volta d’un altro singolo, il fortunatissimo It’s No Good, e finalmente del nuovo album, “Ultra“. Seguìto da altri due singoli eccezionali, Home e Useless, “Ultra” si rivela un successo mondiale confermando ancora una volta l’amore incrollabile dei fan per i propri beniamini. Dave Gahan si è ripulito una volta per tutte e nel 1998 la band è pronta per tornare in pista: un tour in grande stile promuove in tutto il mondo la nuova raccolta dei Depeche Mode, “The Singles 86>98”, un altro grande successo. La storia si ripete anche all’uscita dei due successivi album in studio della band, “Exciter” (2001) e “Playing The Angel” (2005, album che per la prima volta si avvale anche del contributo autoriale di Dave): singoli bellissimi e performance generose fanno dei Depeche Mode uno dei gruppi più amati e credibili dell’odierna scena musicale.

Mentre la band terminava il Playing The Angel tour (anch’io c’ero il 17 luglio 2006 allo stadio Olimpico di Roma), la Mute ha rimasterizzato & ripubblicato tutti gli album da studio dei Depeche Mode, mentre in autunno è uscita una raccolta comprensiva del periodo 1981-2005 più un brano inedito, Martyr. Dopo alcune escursioni solistiche (ricordo il bell’album di cover realizzato da Martin Gore nel 2003, “Counterfeit2”, i due album realizzati dal solo Dave Gahan tra il 2003 e il 2007, e anche il progetto Client curato da Andy Fletcher), i Depeche Mode sono tornati in grande stile nel 2009 con un nuovo album, “Sounds Of The Universe”, e un nuovo tour internazionale di grande successo.

Gli anni Dieci del nuovo millennio hanno visto un riavvicinamento alla band non solo di Alan Wilder ma addirittura anche di Vince Clarke: se entrambi hanno curato un remix a testa per un’antologia tematica dei Depeche Mode, Vince ha perfino realizzato un album con Martin, un curioso album techno chiamato “Ssss” e pubblicato nel 2012. Ad ogni modo, già l’anno successivo i Depeche Mode come gruppo sono tornati in azione con l’album “Delta Machine“, il primo dopo il prestigioso passaggio alla Sony, e la relativa tournée mondiale.

Anticipato dal singolo Where’s The Revolution, il nuovo album “Spirit” ha visto la luce nel marzo 2017, con i Depeche Mode già in fase di riscaldamento per l’imminente tour mondiale. Torneremo presto a parlarne.

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